che strano, non scrivo da mesi ormai!
forse è vero, scrivo solo quando il dolore mi attanaglia, non ne sono capace quando sono felice, è il dolore che butta FUORI tutto. Quattro mesi senza scrivere neanche una frase, un biglietto, una sola parola, però non posso negare che in questi mesi di parole ne ho mangiate e vomitate tante, ma non le ho scritte, chissà perché.
quando ho cominciato a scrivere, in che momento della mia vita ho avuto quest'urgenza, questa - chiamiamola così - necessità? in seconda media, forse, ma perché? scrivevo poesie "d'amore" ad un mio compagno di classe (a rileggerle morirei di vergogna), poi ho continuato cullandomi in un "pessimismo" asettico e sterile.
ho provato a scrivere un romanzo, tre i protagonisti, forse volevo solo raccontarmi come avrei voluto la mia vita...
al liceo non ho scritto tanto, ma ho letto, voracemente, centinaia di libri, milioni di frasi, miliardi di parole, mi nutrivo così: passavo ore seduta a terra sul mio balcone, persa a guardare il mare e non riuscivo più a scrivere ciò che provavo. così ho iniziato a disegnarlo: a volte avrei solo bucato la tela, una tela dipinta di azzurro, altre volte avrei voluto lacerarne una nera o rossa.
poi la mia vita è diventata altro, è diventata un inferno, sono "morta e risorta", ed in quel momento avrei voluto tanto scrivere ma non potevo, cercavo di memorizzare le mie frasi stupidamente ed invano...
un pomeriggio sola nella mia nuova vecchia stanza ho ri-cominciato a scrivere, una serie di frasi sconclusionate sulla differenza fra vita ed esistenza.
quasi 10 anni fa qualcuno mi consigliò di lasciar perdere l'archeologia e di dedicarmi alla scrittura, ma io presi quella frase come un gesto di galanteria, nulla più.
all'università scrivevo diari, riportavo canzoni, ricopiavo gli sms, facevo un rapido resoconto della giornata, ma raramente scrivevo ciò che pensavo o provavo...
da quando lavoro spesso ho dei "raptus"e così mi ritrovo a scrivere nei momenti più impensabili e di argomenti impensabili...
poi ho scoperto il blog ed è stata una liberazione!
ma ancora non riesco a scrivere tutto ciò che mi passa per la testa e non so perché, non riesco a non "autocensurarmi"...
a volte vorrei riprendere in mano qual romanzo, soprattutto oggi che le cose sono cambiate in modo così radicale, ora che quel "fratello" che fratello non era se n'è andato per davvero, ora che vorrei averlo qui, ora che avrei bisogno di essere guardata dentro dai suoi occhi color champagne.
forse è vero, scrivo solo quando il dolore mi attanaglia, non ne sono capace quando sono felice, è il dolore che butta FUORI tutto. Quattro mesi senza scrivere neanche una frase, un biglietto, una sola parola, però non posso negare che in questi mesi di parole ne ho mangiate e vomitate tante, ma non le ho scritte, chissà perché.
quando ho cominciato a scrivere, in che momento della mia vita ho avuto quest'urgenza, questa - chiamiamola così - necessità? in seconda media, forse, ma perché? scrivevo poesie "d'amore" ad un mio compagno di classe (a rileggerle morirei di vergogna), poi ho continuato cullandomi in un "pessimismo" asettico e sterile.
ho provato a scrivere un romanzo, tre i protagonisti, forse volevo solo raccontarmi come avrei voluto la mia vita...
al liceo non ho scritto tanto, ma ho letto, voracemente, centinaia di libri, milioni di frasi, miliardi di parole, mi nutrivo così: passavo ore seduta a terra sul mio balcone, persa a guardare il mare e non riuscivo più a scrivere ciò che provavo. così ho iniziato a disegnarlo: a volte avrei solo bucato la tela, una tela dipinta di azzurro, altre volte avrei voluto lacerarne una nera o rossa.
poi la mia vita è diventata altro, è diventata un inferno, sono "morta e risorta", ed in quel momento avrei voluto tanto scrivere ma non potevo, cercavo di memorizzare le mie frasi stupidamente ed invano...
un pomeriggio sola nella mia nuova vecchia stanza ho ri-cominciato a scrivere, una serie di frasi sconclusionate sulla differenza fra vita ed esistenza.
quasi 10 anni fa qualcuno mi consigliò di lasciar perdere l'archeologia e di dedicarmi alla scrittura, ma io presi quella frase come un gesto di galanteria, nulla più.
all'università scrivevo diari, riportavo canzoni, ricopiavo gli sms, facevo un rapido resoconto della giornata, ma raramente scrivevo ciò che pensavo o provavo...
da quando lavoro spesso ho dei "raptus"e così mi ritrovo a scrivere nei momenti più impensabili e di argomenti impensabili...
poi ho scoperto il blog ed è stata una liberazione!
ma ancora non riesco a scrivere tutto ciò che mi passa per la testa e non so perché, non riesco a non "autocensurarmi"...
a volte vorrei riprendere in mano qual romanzo, soprattutto oggi che le cose sono cambiate in modo così radicale, ora che quel "fratello" che fratello non era se n'è andato per davvero, ora che vorrei averlo qui, ora che avrei bisogno di essere guardata dentro dai suoi occhi color champagne.

